Le Scuderie |
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Villa Borromeo D'Adda
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Le Scuderie della villa Borromeo D’Adda : cenni
storici e architettonici L’edificio
delle Scuderie si inserisce nel notevole contesto di valore architettonico e
paesaggistico rappresentato dal complesso edilizio e botanico della villa
Borromeo D’Adda di Arcore.
Questa
si compone della settecentesca villa padronale detta “La
montagnola” , del grandioso parco
“all’inglese”, del sistema di edifici di servizio - (oggi destinati a sede
municipale) -, della cappella e delle Scuderie, realizzate nel 1895.
Come
narrato ne “I Marchesi D’Adda e
la villa di Arcore” di M. Rosa
“era l’epoca in cui il re Umberto I e la regina Margherita
trascorrevano volentieri diversi mesi all’anno nella superba villa di Monza; e
poi d’autunno specialmente vi tenevano, una o due volte alla settimana, inviti
e riunioni della principale nobiltà dei dintorni. Spesso, dopo tali convegni,
il Marchese D’Adda invitava parenti ed amici a pranzo nella sua non lontana
villeggiatura di Arcore. Vi si recavano coi loro equipaggi, e occorreva quindi
una scuderia più ampia. In un anno (1894-95) si demolì l’antica e se ne
costruì una nuova capace di venti cavalli”. L’aspetto
attuale del complesso della villa Borromeo D’Adda risale agli interventi
dell’ing. Balzaretti e dell’arch. Alemagna; intorno
alla metà del 1800, l’ing.
Balzaretti ridisegnò il parco secondo il modello architettonico all’inglese,
in conformità alle nuove mode romantiche, intervenne sull’ edificio de La
Montagnola, realizzò la cappella con opere
di V. Vela; successivamente nel 1880, Emanuele D’Adda commissionò
all’arch. Emilio Alemagna (Milano, 1833 – Barasso, Varese 1910), noto
professionista, allievo e collaboratore del Balzaretti, alcuni interventi di
abbellimento ed ingrandimento sia del parco, la cui estensione passò da 5 a 30
ettari, sia della villa in un’ottica di apertura alla luce ed alla natura.
E’
in tale contesto che possiamo inserire le prime informazioni e notizie storiche
relative al manufatto delle Scuderie, a cui lavorò l’arch. Alemagna. Infatti
l’ingrandimento della proprietà richiese il recupero e la costruzione di
nuovi spazi di servizio e funzionali, che i nuovi costumi della vita rendevano
ormai ineliminabili: fu così realizzata una nuova e più ampia scuderia,in
grado di accogliere 20 cavalli, al posto di quella esistente. Del progetto redatto dall’arch. Emilio Alemagna rimane
incerta la datazione; il documento, a cui si fa riferimento, rappresenta
l’edificio in pianta e permette di evidenziare
che l’impianto generale è simmetrico, con un’unica eccezione
rappresentata da un corpo aggiunto in corrispondenza dell’angolo nord-est. Due successivi rilievi, rispettivamente databili al 1912 ed
al 1933, mostrano una conformazione degli spazi esattamente sovrapponibile
all’attuale stato di fatto: si può quindi ipotizzare che l’edificio non
abbia subito ulteriori trasformazioni nel tempo e sia rimasto molto similmente
rispettoso del progetto originale dell’ Alemagna. Il fabbricato, realizzato in muratura portante, su due piani,
occupa una superficie complesiva di mq.1.120, si compone al proprio interno di
un ampio cortile centrale, di circa 170 mq. di superficie e di oltre 10 m. di
altezza al colmo, intorno al quale erano posti in posizione gerarchicamente
subordinata i locali di servizio costituiti dalle poste dei cavalli, dalle
rimesse per le carrozze ed i calessi, dal locale per la collocazione delle selle
e dei finimenti, da vani adibiti probabilmente ad abitazione al piano terreno;
dall’ampio fienile, dagli alloggi degli stallieri e dell’altro personale di
servizio al primo piano. Il cortile, sovrastato da un ampio lucernario in ferro e
vetro appoggiato su quattro colonne in ghisa site negli angoli, costituisce
l’elemento principale della costruzione e funge da punto di mediazione e di
passaggio tra l’ambiente esterno ed i locali interni di servizio.
L’uso strutturale di tecniche, d’avanguardia per quel
tempo, con una concezione assolutamente architettonica delle strutture stesse
usate in modo leggero per plasmare la materia e fletterla all’esigenza di
illuminazione totale dell’interno – fatto certamente inusitato nella Brianza
del Barocchetto Teresiano – sono un dato saliente degno di attenzione: colonne
cave di ghisa entro cui corrono i pluviali dello smaltimento delle acque
meteoriche, sorreggono dapprima, a sbalzo, i ballatoi d’angolo e quindi, con
una interazione spaziale, un anello rigido
che a sua volta è preludio di un tetto interamente di vetro: meraviglia che
ancora oggi pare di cogliere tra chi, ignaro, visiti le Scuderie per la prima
volta, nonostante la diffusione di tali modalità dagli anni ’20 in poi.
La facciata principale è caratterizzata da un ampio portale
centrale d’ingresso affiancato da eleganti lesene, ed è ripartita con un
doppio ordine di finestre, maggiormente curate a livello estetico in tale parte
principale rispetto ai corpi laterali, con cornici in pietra di Carona rimarcate
da modanature bianche in intonaco a rilievo. Le due facciate laterali dimostrano un identico trattamento
delle finestre nell’avancorpo principale, mentre la facciata posteriore ha un
aspetto molto più dimesso e le finestre sono soltanto orlate da una cornice in
beola bianca. Il complesso Villa Borromeo D’Adda, con parco e annessi, è
sottoposto alla disciplina del
D.Lgs n°41 del 22/1/2004 “Codice dei Beni Culturali e del paesaggio” (ex
legge n°1089/39), sulla tutela delle cose di interesse artistico e storico,
perché ritenuto “grandioso complesso di villa – palazzo con parco
e annessi del sec. XIX, dovuta nel suo aspetto attuale al progetto dell’Ing.
Balzaretti e Arch. Alemagna, che rimaneggiando le costruzioni precedenti
crearono una delle più sontuose abitazioni signorili di campagna della
provincia lombarda. La sistemazione del grandioso pittoresco parco all’inglese
(esempio tra i più belli della Brianza) fu eseguita tra il 1840-45 sotto la
direzione del Balzaretti”. Il complesso è ora di proprietà comunale; il parco, la
cappella e prossimamente le scuderie sono accessibili; la villa è inagibile. Le scuderie – intervento di recupero. I criteri con i quali è stato elaborato il progetto
architettonico di recupero possono essere riassunti come segue: ·
Restauro
rigoroso e scientifico del monumento ·
Integrazione
con la medesima tecnica costruttiva ma senza dissimulazione delle parti mancanti
o da ricostruire o riposizionare (“lettura dell’intervento”) ·
Inserimento
degli impianti tecnologici in modo assolutamente compatibile con la condizione
storico-artistica del monumento e dell’ambiente circostante ·
Aggiunte ed
integrazioni per funzioni non includibili nel corpo esistente, oltre che
reversibili, architettonicamente “leggibili”, evidenti e senza cedimenti
alla decorazione ·
Nessuna
rinuncia alle innovazioni tecnologiche, al contrario, utilizzo per la gestione,
il comando ed il governo delle funzioni, oltre che delle dotazioni specifiche,
delle soluzioni tecnologicamente più avanzate.
La soluzione progettuale adottata consolida una radicale e condivisa convinzione che si debba
operare secondo il criterio fondamentale del restauro conservativo e che sia
opportuno individuare uno spazio interno destinato a custodire in mostra
permanente le caratteristiche, gli originali apparati funzionali e costruttivi
delle Scuderie. Il progetto assume come finalità primaria la ricerca di
flessibilità nel sistema di ambienti che si dispongono a corte chiusa intorno
al salone coperto. Tutte le nuove funzioni sono state raggruppate in un unico
corpo di fabbrica ortogonale all’edificio e ad esso unito da un passaggio in
vetro e rame con modestissima impronta sull’edificio storico. Per il padiglione centrale è stato previsto il restauro
della struttura metallica primaria compresi i pilastri - pluviali in ghisa, le
mensole, il fregio che contiene il canale di gronda.
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