Arcore - Villa Borromeo D'Adda - La Montagnola |
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Villa Borromeo D'Adda
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Villa Borromeo D'Adda è un complesso formato dal parco, da due Ville (in una delle quali è la pregevole cappella Vela), e dalle Scuderie. Come vi si giunge: Guarda il video AIAF sulla villa: Il parco si estende per quasi 30 ettari, su
superficie collinare,
PER LA GUIDA DETTAGLIATA: CLICCA QUI (.DOC) LETTERA DELLO STORICO DELL'ARTE ANDREA SPIRITI (.DOC) Emblema di Arcore, la residenza sorge sulla sommità di una dolce collina, cui si accede da largo Vincenzo Vela.
Di
proprietà comunale, la splendida dimora oggi versa in uno stato di totale
abbandono, tranne le scuderie, oggetto di una restaurazione per trasformarle
in centro culturale polivalente.
I D’Adda,
famiglia di origini popolane, si distinsero come abili commercianti di lana e
banchieri. Già all’epoca di Francesco Sforza, nella prima metà del
Quattrocento, era una delle più potenti famiglie della Brianza, tanto che nel
Cinquecento fu la dinastia mercantesca più influente dello Stato di
Milano.
Secondo
la tipica politica di investimento urbano del Cinquecento, come altre famiglie
acquistò grandi proprietà terriere.
Nel
catasto del 1558 appare che il marchese Pagano D’Adda e il cugino conte
Costanzo D’Adda erano proprietari in Arcore di ampi terreni.
Alla
loro morte le proprietà arcoresi furono ereditate da Francesco D’Adda,
figlio illegittimo di Costanzo. Nel catasto si parla di un nucleo abitativo
residenziale, risalente alla fine del Cinquecento, situato nella parte bassa
della tenuta, dove oggi ha sede il comune.
I
possedimenti passarono nelle mani dei nipoti, Francesco e Ferdinando.
Nella
seconda metà del Settecento, l’abate Ferdinando D’Adda, dell'abbazia di
sant'Antonio di Carpianello, carica che gli consentiva una rendita cospicua,
si fece costruire una residenza di tre piani sul colle detto
"Montagnola", dove trascorse più di cinquant’anni, fino alla
morte avvenuta nel 1808.
Il
fratello Francesco, indicato nel 1750 al settimo posto nell’elenco dei
grandi proprietari fondiari milanesi, morì senza lasciare figli. Così, una
grossa fetta fu ereditata dal fratello abate, mentre il palazzo con giardino
vicino alla strada e il pezzo di terreno detto il “Ronco della Montagnola”,
passarono al cugino Febo, amico di Giuseppe Parini e uomo politico in epoca
napoleonica.
Alla
morte dell’abate, tutto passò nelle mani del marchese Febo D’Adda, che
riunì le due proprietà ed ereditò altri vasti possedimenti.
Febo
nel 1794 fece aprire nella sua residenza una chiesetta per uso privato,
dedicata alla Vergine Addolorata.
La
proprietà passò al figlio Giovanni, cui si deve l’attuale veste
architettonica e decorativa, nonché la risistemazione del parco, frutto di
due interventi risalenti alla seconda metà dell’Ottocento.
Nel
1840, per la sistemazione del giardino, Giovanni D’Adda assegnò l’incarico
all’architetto Giuseppe Balzaretti, "il più celebre disegnatore dei
giardini del memento”, che effettuò la piantagione di piante esotiche
d'alto fusto creando un magnifico parco all'inglese. Il parco fu ultimato nel
1845.
In
seguito, dal 1849 al 1855, si procedette ai lavori di restauro della
residenza. Tra le due ville, si scelse la “Montagnola”, panoramica e
immersa nel verde.
Nella
facciata verso il paese fu aperto l'ingresso e coperto con un loggiato, mentre
in quella opposta il portico fu chiuso con vetrate.
Nell'antica
casa D'Adda a forma di “U”, quella vicina al cancello, fu abbattuto il
corpo centrale per creare l'ingresso; il corpo di sinistra ospitò la cappella
ottagonale neorinascimentale. Nell'oratorio furono collocati il monumento
funebre di Maria Isimbardi, giovane moglie di Giovanni, e la Madonna
Addolorata eseguiti da Vincenzo Vela.
L'unico
figlio di Giovanni fu Emanuele (erede anche della famiglia Isimbardi), che
sposò Beatrice Trotti Bentivoglio e, forse in seguito a questo evento,
decise, dopo il 1880, di restaurare e ampliare la villa, affidando i lavori
all'amico Emilio Alemagna, allievo di Giuseppe Balzaretti.
Fu
costruito un nuovo e lussuoso ingresso nella facciata della Montagnola verso
il paese, con porticato, scalinata e veranda. Fu poi creato un salone centrale
che portava al primo piano, dove, grazie all'ampliamento del pianterreno, fu
ricavata un’ampia terrazza. Nella facciata nord fu ricavato un terrazzo
sopra la loggia d'ingresso e furono rifatte le decorazioni delle balaustre, i
ferri battuti, le cornici delle finestre.
L'estensione
del parco passò da 5 a 30 ettari. Furono aggiunte due serre e nella cinta del
parco vi era un grande laghetto incustodito. L'insieme di queste opere fece
della casa di villeggiatura di Arcore uno dei migliori esempi della campagna
milanese.
Emanuele
D'Adda, ultimo superstite del casato, morì nella sua dimora di Arcore nel
1911. Le proprietà D'Adda e i titoli nobiliari passarono a Febo Borromeo. Da
allora la residenza di Arcore prese il nome di Villa Borromeo D'Adda.
Acquistata
dal Comune nel 1979 dai discendenti dei Borromeo per 1 miliardo e 200 milioni
di lire, ospita nella vecchia portineria restaurata nel 1981 gli uffici
comunali, mentre il parco di oltre 25 ettari è aperto al pubblico.
La
villa, articolata su cinque livelli, era impreziosita da grandi sale
affrescate e decorate con stucchi.
Per un
totale di 3.573 metri quadri di superficie, vanta 113 locali, cui vanno
aggiunti 179 balconi e terrazzi.
Purtroppo
della residenza è visibile solamente la parte esterna, molto danneggiata dall’incuria
e dai danni degli agenti atmosferici. L’interno è interdetto al pubblico da
vent’anni e purtroppo gran parte degli arredi sono stati asportati o
gravemente compromessi. Lo scalone centrale è crollato e sono stati rubati
stucchi, decorazioni di ferro battuto e rivestimenti di marmo.
Attualmente
le scuderie sono in fase di restauro e i lavori dovrebbero essere ultimati il
prossimo settembre 2006.
Si può
visitare la cappella che ospita splendide sculture del Vela, recentemente
riportata al loro originario splendore, solamente durante la manifestazione
“Settembre arcorese” o in occasioni speciali.
Villa
Borromeo D’Adda, largo Vincenzo Vela 1.
Proprietà
comunale. Non visitabile. È aperto al pubblico solo il parco e
occasionalmente la Cappella Vela.
Per
informazioni: Comune di Arcore, tel. 039-60171.
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