Home page

Arcore - Villa Borromeo D'Adda - La Montagnola

 

Villa Borromeo D'Adda

Villa Borromeo D'Adda è un complesso formato dal parco, da due Ville (in una delle quali è la pregevole cappella Vela), e dalle Scuderie.

Come vi si giunge
in treno 20 minuti da Milano, si scende comodamente ad Arcore e la Villa è in Largo Vela (basta chiedere del Municipio che occupa parte delle strutture) a 200 metri dalla stazione ferroviaria.
in auto da Milano si prende la tangenziale est verso nord, si passa la barriera e si esce a Vimercate centro, seguendo le indicazioni per Arcore. In Largo Vela la Villa è facilmente visibile. E' praticamente confinante con Villa San Martino della famiglia Berlusconi.

Guarda il video AIAF sulla villa:

Il parco si estende per quasi 30 ettari, su superficie collinare,
con estesissimo piano scengrafico sul lato nord della Villa.
I due edifici appaiati a sud sono la "Villa vecchia"(di origine seicentesca), una volta uniti.
L'edificio in pianta quadrata ad est è "Le Scuderie" (fine '800)
L'edificio più centrale rispetto all'estensione del parco,
e sopraelevato rispetto agli altri, è la costruzione principale "La Montagnola".(fondato nel 1750)

LE ALTRE FOTO

PER LA GUIDA DETTAGLIATA: CLICCA QUI (.DOC)

LETTERA DELLO STORICO DELL'ARTE ANDREA SPIRITI (.DOC)

Emblema di Arcore, la residenza sorge sulla sommità di una dolce collina, cui si accede da largo Vincenzo Vela.

Di proprietà comunale, la splendida dimora oggi versa in uno stato di totale abbandono, tranne le scuderie, oggetto di una restaurazione per trasformarle in centro culturale polivalente.
I D’Adda, famiglia di origini popolane, si distinsero come abili commercianti di lana e banchieri. Già all’epoca di Francesco Sforza, nella prima metà del Quattrocento, era una delle più potenti famiglie della Brianza, tanto che nel Cinquecento fu la dinastia mercantesca più influente dello Stato di Milano. 
Secondo la tipica politica di investimento urbano del Cinquecento, come altre famiglie acquistò grandi proprietà terriere.
Nel catasto del 1558 appare che il marchese Pagano D’Adda e il cugino conte Costanzo D’Adda erano proprietari in Arcore di ampi terreni. 
Alla loro morte le proprietà arcoresi furono ereditate da Francesco D’Adda, figlio illegittimo di Costanzo. Nel catasto si parla di un nucleo abitativo residenziale, risalente alla fine del Cinquecento, situato nella parte bassa della tenuta, dove oggi ha sede il comune.
I possedimenti passarono nelle mani dei nipoti, Francesco e Ferdinando.
Nella seconda metà del Settecento, l’abate Ferdinando D’Adda, dell'abbazia di sant'Antonio di Carpianello, carica che gli consentiva una rendita cospicua, si fece costruire una residenza di tre piani sul colle detto "Montagnola", dove trascorse più di cinquant’anni, fino alla morte avvenuta nel 1808.
Il fratello Francesco, indicato nel 1750 al settimo posto nell’elenco dei grandi proprietari fondiari milanesi, morì senza lasciare figli. Così, una grossa fetta fu ereditata dal fratello abate, mentre il palazzo con giardino vicino alla strada e il pezzo di terreno detto il “Ronco della Montagnola”, passarono al cugino Febo, amico di Giuseppe Parini e uomo politico in epoca napoleonica.
Alla morte dell’abate, tutto passò nelle mani del marchese Febo D’Adda, che riunì le due proprietà ed ereditò altri vasti possedimenti.
Febo nel 1794 fece aprire nella sua residenza una chiesetta per uso privato, dedicata alla Vergine Addolorata.
La proprietà passò al figlio Giovanni, cui si deve l’attuale veste architettonica e decorativa, nonché la risistemazione del parco, frutto di due interventi risalenti alla seconda metà dell’Ottocento. 
Nel 1840, per la sistemazione del giardino, Giovanni D’Adda assegnò l’incarico all’architetto Giuseppe Balzaretti, "il più celebre disegnatore dei giardini del memento”, che effettuò la piantagione di piante esotiche d'alto fusto creando un magnifico parco all'inglese. Il parco fu ultimato nel 1845.
In seguito, dal 1849 al 1855, si procedette ai lavori di restauro della residenza. Tra le due ville, si scelse la “Montagnola”, panoramica e immersa nel verde.
Nella facciata verso il paese fu aperto l'ingresso e coperto con un loggiato, mentre in quella opposta il portico fu chiuso con vetrate.
Nell'antica casa D'Adda a forma di “U”, quella vicina al cancello, fu abbattuto il corpo centrale per creare l'ingresso; il corpo di sinistra ospitò la cappella ottagonale neorinascimentale. Nell'oratorio furono collocati il monumento funebre di Maria Isimbardi, giovane moglie di Giovanni, e la Madonna Addolorata eseguiti da Vincenzo Vela. 
L'unico figlio di Giovanni fu Emanuele (erede anche della famiglia Isimbardi), che sposò Beatrice Trotti Bentivoglio e, forse in seguito a questo evento, decise, dopo il 1880, di restaurare e ampliare la villa, affidando i lavori all'amico Emilio Alemagna, allievo di Giuseppe Balzaretti. 
Fu costruito un nuovo e lussuoso ingresso nella facciata della Montagnola verso il paese, con porticato, scalinata e veranda. Fu poi creato un salone centrale che portava al primo piano, dove, grazie all'ampliamento del pianterreno, fu ricavata un’ampia terrazza. Nella facciata nord fu ricavato un terrazzo sopra la loggia d'ingresso e furono rifatte le decorazioni delle balaustre, i ferri battuti, le cornici delle finestre.
L'estensione del parco passò da 5 a 30 ettari. Furono aggiunte due serre e nella cinta del parco vi era un grande laghetto incustodito. L'insieme di queste opere fece della casa di villeggiatura di Arcore uno dei migliori esempi della campagna milanese.
Emanuele D'Adda, ultimo superstite del casato, morì nella sua dimora di Arcore nel 1911. Le proprietà D'Adda e i titoli nobiliari passarono a Febo Borromeo. Da allora la residenza di Arcore prese il nome di Villa Borromeo D'Adda. 
Acquistata dal Comune nel 1979 dai discendenti dei Borromeo per 1 miliardo e 200 milioni di lire, ospita nella vecchia portineria restaurata nel 1981 gli uffici comunali, mentre il parco di oltre 25 ettari è aperto al pubblico. 
La villa, articolata su cinque livelli, era impreziosita da grandi sale affrescate e decorate con stucchi. 
Per un totale di 3.573 metri quadri di superficie, vanta 113 locali, cui vanno aggiunti 179 balconi e terrazzi.
Purtroppo della residenza è visibile solamente la parte esterna, molto danneggiata dall’incuria e dai danni degli agenti atmosferici. L’interno è interdetto al pubblico da vent’anni e purtroppo gran parte degli arredi sono stati asportati o gravemente compromessi. Lo scalone centrale è crollato e sono stati rubati stucchi, decorazioni di ferro battuto e rivestimenti di marmo.
Attualmente le scuderie sono in fase di restauro e i lavori dovrebbero essere ultimati il prossimo settembre 2006.
Si può visitare la cappella che ospita splendide sculture del Vela, recentemente riportata al loro originario splendore, solamente durante la manifestazione “Settembre arcorese” o in occasioni speciali.

Villa Borromeo D’Adda, largo Vincenzo Vela 1.
Proprietà comunale. Non visitabile. È aperto al pubblico solo il parco e occasionalmente la Cappella Vela.
Per informazioni: Comune di Arcore, tel. 039-60171.

 

Iscriviti alla nostra Mailing List

Enter your name and email address below:

Name:
Email:
Subscribe  Unsubscribe 

Free Mailing Lists from Bravenet.com

TORNA INDIETRO